UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLE VOCAZIONI
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Tematica anno pastorale 2018-19

L’anno pastorale che si apre è caratterizzato dalla celebrazione della XV Assemblea ordinaria...
1 ottobre 2018

Tematica anno pastorale

L’anno pastorale che si apre è caratterizzato dalla celebrazione della XV Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi: ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’; «un invito a cercare nuovi cammini e a percorrerli con audacia e fiducia, tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo, per ringiovanire il volto della Chiesa» (Instrumentum Laboris,«Anche in quest’epoca la gente preferisce ascoltare i testimoni: “ha sete di autenticità […] reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia loro famigliare, come se vedessero l’Invisibile» (Evangelii Gaudium, 150).  1). Che cosa vedi? È la domanda del re al profeta che vede «gli israeliti vagare sui monti come pecore senza pastore» (1Re 22,17); è la domanda del Signore a Geremia che nel ramo di mandorlo può riconoscere il segno della Parola che si realizza (Ger 1,11); è la domanda di Gesù al cieco dallo sguardo difficile da guarire (Mc 8,24); è la domanda contenuta nell’invito ai discepoli di alzare gli occhi per vedere, nel deserto, la messe che biondeggia (Gv 4,35); è lo sguardo di Mosè, che nella fede «rimase saldo, come se vedesse l’invisibile» (Eb 11,27). Come se vedessero l’Invisibile è un invito a guardare la realtà, ad andare oltre le apparenze, a riconoscere che la storia, i fatti, gli incontri, le persone, quella «marea un po’ caotica» (EG 87) che è la vita possono essere i luoghi nei quali riconoscere il compiersi del Regno di Dio, in mezzo a ciò che non lo è (Mt 13,25-29). Che cosa vedi dietro al volto di chi incontri per la strada? Che cosa vedi entrando in un ospedale, in una classe di scuola, guardando la tua comunità o la tua famiglia? Che cosa vedi nel volto dei poveri, dei migranti, di chi ha perso il lavoro o ha sbagliato qualcosa nella vita? Che cosa vedi nella storia dei giovani che accompagni? La realtà è l’orizzonte del discernimento vocazionale non soltanto nel senso della presa di coscienza di sé ma soprattutto per la sua possibilità di essere veicolo della parola dell’altro, che invoca il dono di sé e orienta la missione che ciascuno di noi è (EG 273), permette di intuire la risposta alla domanda vocazionale: «Per chi sono io?» (Francesco, 8 aprile 2017) per «trasformare i sogni di oggi nella realtà di domani» (Francesco, 11 agosto 2018). Come se vedessero l’Invisibile (già Paolo VI, Evangelii Nutiandi, 76) – è un invito a convertire lo sguardo, non solo come singoli ma come comunità, perché l’opera di Dio si compie soltanto insieme (Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 43). «La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania […]. Trova il modo per far sì che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova» (EG 24).